Inserito da: freeze | 7 Marzo 2008

(Ri)Taglio e cucito

Cropping

Ovvero: gli obiettivi, i sensori ed il fattore di crop (o di ritaglio)

Tecnologia a parte, una delle più grosse differenze tra la pellicola ed il sensore di una digitale é nella sua dimensione; per molto tempo, infatti, i “tagli” delle pellicole sono stati sempre uguali – a parte qualche tentativo finito nel dimenticatoio tecnologico insieme al Betamax e al minidisc.
I formati della pellicola negli ultimi 50 anni si raggruppano in tre categorie: piccolo, medio e grande formato.

Piccolo formato: dal giorno in cui Oskar Barnack (inventore della Leica) ha utilizzato una pellicola perforata cinematografica per poter avere grande autonomia in piccole dimensioni, fino ad oggi, la misura del negativo é rimasta di 24 per 36 millimetri. La pellicola più diffusa della storia della fotografia: bianco e nero, colore, diapositive… miliardi di fotografie registrate nel formato “35 mm.”

Medio formato: il rullino é composto da un foglio di carta insieme al quale é arrotolata la pellicola vera e propria. Più grande del 35 mm. (più o meno è alta 6,5 cm.), un rullino é lungo circa 70 cm. Su queste pellicole si possono registrare diverse misure di negativi: 4,5 x 6 cm., 6 x 6 cm. e 6 x 7 cm. (una volta si usava anche il 6 x 9 ma parliamo proprio di taaaanti anni fa).

Grande formato: niente rullini, si lavora con una foto per volta, la pellicola é inserita nella macchina con un supporto apposito e permette di fare una sola foto. Avete mai visto uno di quei fotografi di strada che stanno sotto al panno nero? Probabilmente no, penso che ormai siano tutti o quasi nel perticolare paradiso dei fotografi nel quale la luce è sempre all’alba o al tramonto e la pellicola non finisce mai (sob!), comunque, loro erano, sotto ai nostri occhi, i più visibili tra gli utilizzatori del grande formato.
Gli altri sono i fotografi pubblicitari ed gli artisti come Ansel Adams, per citarne uno quasi sconosciuto.
Le dimensioni? Enormi, parliamo di un minimo di 10×13 centimetri per arrivare ai 20×25 e anche oltre.

Ma perchè tutto questo discorso?

Innanzitutto, perchè mi piace essere un po’ prolisso :-) e poi per introdurre un concetto: il cerchio di copertura.

Un altro concetto utile è l’angolo di campo: ogni obiettivo copre un campo visivo che si può misurare in gradi, indicando l’angolo che viene “visto” dall’obiettivo.

Tornando al cerchio di copertura, gli obiettivi fotografici creano tutti un’immagine circolare, il cui diametro che dipende solo dalle caratteristiche ottiche delle lenti. Questo cerchio deve coprire completamente il negativo o il sensore, perciò il suo diametro deve essere pari almeno alla diagonale del negativo.
E’ il cerchio di copertura.
Di qui – per esempio – applicando il teorema di Pitagora al 24 x 36 otteniamo una diagonale di circa 42 mm.

Concetto n.1: un obiettivo per il 24 x 36. deve creare un cerchio con almeno 42 mm. di diametro.

Concetto n.2: una regola fotografica dice che l’obiettivo “normale” per un dato formato di pellicola (e quindi di sensore) é quello la cui lunghezza focale è pari alla diagonale del negativo. Quindi il “normale” per il 24×36 é l’obiettivo che ha lunghezza focale di 43 mm. (anche se di solito si usa il 50 mm.), il normale per il 6×6 è l’80 mm. ecc. ecc.

Ed ora veniamo alla nostra fidata digitale – diciamo una Canon EOS 450 D – il cui sensore misura 22,2 x 14,8 mm., un rapido calcolo ed ecco che:

  1. Secondo il Concetto n.1, il cerchio di copertura necessario è di circa 27 mm di diametro. Quindi, quando usiamo un obiettivo progettato per il 24 x 36 (per esempio un 42 mm.) usiamo solo la parte centrale del cerchio di copertura, registrando sul sensore solo una parte dell’immagine proiettata dall’obiettivo. Questo é il “ritaglio”.
  2. Riguardo al Concetto n.2, abbiamo detto che la lunghezza focale “normale” corrisponde alla diagonale del negativo – e quindi del sensore – parciò, il “normale” per la EOS 450 D é il 27 mm.
    Ma che rapporto c’è tra il 27 e 42 mm? Proprio 1,6.
    Questo é il famigerato “fattore di ritaglio”

In altre parole, per conoscere la “corrispondenza” dell’angolo di campo di un obiettivo per il 35mm messo su una macchina con un sensore “piccolo” basta moltiplicare la lunghezza focale per il fattore di ritaglio.
Che si ricava rapportando la diagonale del 24 x 36 mm. con quella del sensore.

Ma attenzione! Il ritaglio cambia l’angolo di copertura – che diventa più piccolo – ma non la resa prospettica, nè la distanza di messa a fuoco e nemmeno la profondità di campo.

In sostanza, mettendo un 28 mm. (che fino a ieri era considerato un grandangolo) sulla solita Canon 450 D otteniamo un obiettivo normale con la prospettiva e la profondità di campo di un grandangolo.

Qualche figurina per chiarire il concetto…

Cerchio-1
Il cerchio di copertura
Cerchio-1
Il fotogramma 24 x 36 (più o meno…)
Cerchio-2
La copertura del sensore (in rosso)
crop-4
L’immagine ottenuta con il 24 x 36
crop-5
L’immagine ottenuta con il sensore piccolo

Come si vede, la prospettiva non è cambiata mentre l’angolo di campo è nettamente ridotto.

Ciao!


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